Altre situazioni: vi sono casi in cui non si penserebbe ad utilizzare un 28. Nei ritratti per esempio. Ovviamente, per quanto detto prima, sono da evitare i primi piani, a meno che si voglia esaltare un’azione che il soggetto sta compiendo: un esempio classico sono le mani di un artigiano al lavoro nel suo laboratorio, e il 28 è in grado di abbracciare anche una buona parte dell’ambiente. Senza considerare che si può anche lasciarlo fare e dare spazio agli effetti speciali! Altre situazioni inusuali per il 28 potrebbero essere sport e natura. In entrambi i casi ci si trova lontani dall’azione e si dovrebbe usare una focale decisamente più lunga, ma col 28 si otterranno immagini insolite e particolari. La visione d’insieme ad esempio, o il campo di gara insieme al pubblico, avendo sempre cura però di includere un oggetto su un piano “d’appoggio” non troppo distante dall’osservatore.
In conclusione il 28 è una personalità forte e sfaccettata: può rapidamente passare dall’uso meditato a quello nervoso e bizzarro. La sua poliedricità lo rende adatto a molte situazioni, la maggior parte delle quli saranno rese ancor meglio di quanto uno si aspetti. Entrare in confidenza col 28 significa imparare a vedere fotograficamente e portare a casa molte più immagini soddisfacenti, insolite, interessanti. Si presta perfettamente alla sperimentazione, alle situazioni non comuni.
Tuttavia, per evitare una resa che alla lunga può stancare, il 28 andrebbe usato senza esasperarne le caratteristiche.
In un’intervista rilasciata da Mario Dondero, visibile in internet, il compianto fotografo dice che più il soggetto è banale, o se vogliamo quanto più il fotografo è a corto di argomenti, più ricorre a focali dagli effetti particolari per catturare l’attenzione dell’osservatore, relegando il contenuto ad un ruolo secondario. Sono d’accordo fino ad un certo punto e solo per quanto riguarda campi specifici della fotografia, poco amatoriali come la fotografia a sfondo sociale.
Immagino che molti avranno da obiettare su quanto ho scritto, anche con argomentazioni valide, ma è chiaro che ognuno la vede a modo suo. In alcuni punti posso aver dato l’impressione di rivolgermi a dei principianti: so che non lo siete ma certe precisazioni sono necessarie per puntualizzare. E poi magari a qualcuno sono utili…
Mi scuso se a volte ho dato l’impressione di essere contraddittorio ma… anche il 28 lo è
Infine una dichiarazione “bibliografica”: le mie esperienze sono certamente farina del mio sacco, ma per diverse altre cose, nei paragrafi qui sopra, ho attinto dal vasto mare di internet. Nel mondo anglosassone il 28, come tutte le altre focali, è femmina: gli autori ne parlano col “She”.
