Il 28 millimetri e la sua personalità (parte I)
Moderatore: Ferruccio Lobba
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Il 28 millimetri e la sua personalità (parte I)
Frequentando gli amici del forum e leggendo abitualmente queste pagine, mi sono reso conto che sono pochi gli estimatori della focale 28 mm.
Questo all’inizio mi ha un po’ sorpreso perché ero convinto che tutti provenissero da esperienze con la terna classica, quella cosiddetta "tuttofare" nel campo del formato 35 mm: 28, 50, 135 (o più facilmente 90 nel caso delle fotocamere a telemetro).
Molti invece preferiscono il 35, anche affiancato al 50, e nel campo dei grandangoli si orientano su focali ancora più corte del 28, a mio parere assai più impegnative e di difficile gestione.
Tenterò di spiegare le ragioni della mia predilezione per il 28 mm senza pretendere di insegnare niente a nessuno, queste che scrivo sono solo le mie impressioni d’uso, le mie idee, tutte personali, sull’utilizzo di questa splendida focale. Spero di stimolare qualche riflessione e qualche edificante conversazione, virtuale o meno, sull’argomento.
Ben mi guardo inoltre dall’addentrarmi negli aspetti tecnici e nelle caratteristiche dei vari modelli, dato che in rete, e soprattutto in questo nostro forum, si trovano fior di esperti che la sanno certamente più lunga di me sul potere risolvente, sulla caduta di luce ai bordi, sulla distorsione eccetera. No. Solo la poesia e le sensazioni ma anche gli aspetti pratici dell’uso del 28 millimetri fisso.
Ho avuto un 28 fin da quando ho cominciato a fotografare, alla fine degli anni ’70: un Tamron f/2,5 Adaptall-2, anche se l’anello adattatore costava quasi come metà dell’obiettivo. Ma mi permise di montarlo dapprima sulla Fujica ST801 e poi sulla Nikon FM2 (attacco a vite la prima, a baionetta la seconda). Mi ci sono trovato bene da subito, istintivamente, anche se nella maggioranza delle persone la prima impressione che dà l’uso del 28 è di smarrimento: com’è possibile fare buone foto con un angolo di campo così grande?
Ho provato qualche volta dei 35 mm (Nikkor Ai, Summicron-M “ottolenti”, Summicron-M Asph) ma niente da fare, mi sembra di avere l’affanno.
Il 28 è un vero grandangolo. Va tenuto ben presente che nell’inquadratura ci entra un sacco di roba in più.
Per questo motivo la focale 28 mm sembra creare diversi problemi alla maggioranza dei fotografi, è difficile da gestire, proprio perché “ci sta più roba” e l’inquadratura rischia di essere un’accozzaglia di soggetti diversi.
Inoltre non è certo il “King of Bokeh”. Con questo termine giapponese, come sappiamo, si definisce la parte fuori fuoco del fotogramma, il modo più raffinato di mettere in risalto il soggetto nei ritratti o nelle foto di oggetti in primo piano.
Ma non è esatto affermare che un 28 non può sfocare. La sfocatura dello sfondo è dovuta alla riduzione della profondità di campo, che si ottiene utilizzando obiettivi più lunghi oppure, in misura molto maggiore, avvicinandosi al soggetto. Naturalmente la sfocatura che si ottiene con un 28 non potrà mai essere come quella di un 50 ma c'è lo stesso, soprattutto se il soggetto è vicino e lo sfondo lontano (es. ritratti ambientati, all’aperto, anche in ambiente urbano). L’effetto è più discreto, meno vistoso. In una focale così corta l’apertura massima è molto meno importante che in quelle immediatamente superiori, come il 35 e il 50, e serve soprattutto, come una volta, a dosare la luce più che la profondità di campo. Il fattore chiave qui è la distanza.
E’ invece ottenibile molto facilmente l’effetto contrario, cioè il “tutto a fuoco”, perchè con le focali corte è sufficiente chiudere anche di poco il diaframma per aumentare di molto la profondità di campo. Risulta più facile quindi lavorare in iperfocale e “rubare” le fotografie scattando senza farsi notare. Anche per questo motivo è la focale preferita dagli “Street Photographers” come Garry Winogrand (anche se lui rifiutava questa etichetta) o Joel Meyerowitz. Quasi sempre il 28 obbliga a prestare molta più attenzione del normale a quello che entra nell’inquadratura, a comporre accuratamente (è la cosa più difficile), a “contestualizzare” il soggetto, a descrivere l’ambiente in cui si trova, che assume altrettanta importanza.
Continua... viewtopic.php?f=11&t=44172
Questo all’inizio mi ha un po’ sorpreso perché ero convinto che tutti provenissero da esperienze con la terna classica, quella cosiddetta "tuttofare" nel campo del formato 35 mm: 28, 50, 135 (o più facilmente 90 nel caso delle fotocamere a telemetro).
Molti invece preferiscono il 35, anche affiancato al 50, e nel campo dei grandangoli si orientano su focali ancora più corte del 28, a mio parere assai più impegnative e di difficile gestione.
Tenterò di spiegare le ragioni della mia predilezione per il 28 mm senza pretendere di insegnare niente a nessuno, queste che scrivo sono solo le mie impressioni d’uso, le mie idee, tutte personali, sull’utilizzo di questa splendida focale. Spero di stimolare qualche riflessione e qualche edificante conversazione, virtuale o meno, sull’argomento.
Ben mi guardo inoltre dall’addentrarmi negli aspetti tecnici e nelle caratteristiche dei vari modelli, dato che in rete, e soprattutto in questo nostro forum, si trovano fior di esperti che la sanno certamente più lunga di me sul potere risolvente, sulla caduta di luce ai bordi, sulla distorsione eccetera. No. Solo la poesia e le sensazioni ma anche gli aspetti pratici dell’uso del 28 millimetri fisso.
Ho avuto un 28 fin da quando ho cominciato a fotografare, alla fine degli anni ’70: un Tamron f/2,5 Adaptall-2, anche se l’anello adattatore costava quasi come metà dell’obiettivo. Ma mi permise di montarlo dapprima sulla Fujica ST801 e poi sulla Nikon FM2 (attacco a vite la prima, a baionetta la seconda). Mi ci sono trovato bene da subito, istintivamente, anche se nella maggioranza delle persone la prima impressione che dà l’uso del 28 è di smarrimento: com’è possibile fare buone foto con un angolo di campo così grande?
Ho provato qualche volta dei 35 mm (Nikkor Ai, Summicron-M “ottolenti”, Summicron-M Asph) ma niente da fare, mi sembra di avere l’affanno.
Il 28 è un vero grandangolo. Va tenuto ben presente che nell’inquadratura ci entra un sacco di roba in più.
Per questo motivo la focale 28 mm sembra creare diversi problemi alla maggioranza dei fotografi, è difficile da gestire, proprio perché “ci sta più roba” e l’inquadratura rischia di essere un’accozzaglia di soggetti diversi.
Inoltre non è certo il “King of Bokeh”. Con questo termine giapponese, come sappiamo, si definisce la parte fuori fuoco del fotogramma, il modo più raffinato di mettere in risalto il soggetto nei ritratti o nelle foto di oggetti in primo piano.
Ma non è esatto affermare che un 28 non può sfocare. La sfocatura dello sfondo è dovuta alla riduzione della profondità di campo, che si ottiene utilizzando obiettivi più lunghi oppure, in misura molto maggiore, avvicinandosi al soggetto. Naturalmente la sfocatura che si ottiene con un 28 non potrà mai essere come quella di un 50 ma c'è lo stesso, soprattutto se il soggetto è vicino e lo sfondo lontano (es. ritratti ambientati, all’aperto, anche in ambiente urbano). L’effetto è più discreto, meno vistoso. In una focale così corta l’apertura massima è molto meno importante che in quelle immediatamente superiori, come il 35 e il 50, e serve soprattutto, come una volta, a dosare la luce più che la profondità di campo. Il fattore chiave qui è la distanza.
E’ invece ottenibile molto facilmente l’effetto contrario, cioè il “tutto a fuoco”, perchè con le focali corte è sufficiente chiudere anche di poco il diaframma per aumentare di molto la profondità di campo. Risulta più facile quindi lavorare in iperfocale e “rubare” le fotografie scattando senza farsi notare. Anche per questo motivo è la focale preferita dagli “Street Photographers” come Garry Winogrand (anche se lui rifiutava questa etichetta) o Joel Meyerowitz. Quasi sempre il 28 obbliga a prestare molta più attenzione del normale a quello che entra nell’inquadratura, a comporre accuratamente (è la cosa più difficile), a “contestualizzare” il soggetto, a descrivere l’ambiente in cui si trova, che assume altrettanta importanza.
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Re: Il 28 millimetri e la sua personalità (parte I)
E sopratutto ad avvicinarsi a distanze minime ai soggetti, per non incorrere nei problemi ai quali accennavi, caro Michele...Quasi sempre il 28 obbliga a prestare molta più attenzione del normale a quello che entra nell’inquadratura, a comporre accuratamente (è la cosa più difficile), a “contestualizzare” il soggetto, a descrivere l’ambiente in cui si trova, che assume altrettanta importanza.
Rischiando, però i "testoni" ed i "nasoni" classici alle brevi distanze con le corte focali.
Mi sembra di aver ampiamente illustrato in passato la mia idiosincrasia per la focale 28mm., il classico nè carne nè pesce rispetto ai più formalmente "decisi" 35mm. sopra e 21mm. sotto, per cui non mi sto a dilungare.
Sottolineo, però, solo il fatto che il 28mm. fu per anni la sola focale grandangolare "spinta" disponibile (in casa Leitz il mitico Hector 28/6,3), fin che non venne più efficacemente sostituito dal più ampio 21mm. più adatto a riprese decisamente grandangolari, come l'architettura sia in esterni che in interni (ovviamente mi riferisco al formato 35mm.), ma anche abbondantemente usato dai fotoreporter a cavallo degli anni '60 e '70 e persino dai fotografi di moda (Jeanloup Sieff ad es.).
- Sergio Frascolla
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Re: Il 28 millimetri e la sua personalità (parte I)
Il 28......... ho sempre accostato una reflex a questo vetro, così come un 35 al telemetro.
Pippo logia .... va benissimo anche su m , ma se hai il 35 cerchi il 21 ....
Insomma, c'è l'ho da poco perché è uscito un f. 1,9 dal nostro boss.
Il che mi porta al motivo della mia irruzione: un 28 è molto appetibile se luminoso, per lo sfocato.
Con i 2,8 non è scattato il feeling causa tutto a fuoco, ma con 1,9 si.
L'unico asferico che ho.....

Pippo logia .... va benissimo anche su m , ma se hai il 35 cerchi il 21 ....
Insomma, c'è l'ho da poco perché è uscito un f. 1,9 dal nostro boss.
Il che mi porta al motivo della mia irruzione: un 28 è molto appetibile se luminoso, per lo sfocato.
Con i 2,8 non è scattato il feeling causa tutto a fuoco, ma con 1,9 si.
L'unico asferico che ho.....
Sergio Frascolla.
Louis, credo che questo sia l'inizio di una bella amicizia
Wetzlar 2011, io c'ero !
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- Michele Azzali
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Re: Il 28 millimetri e la sua personalità (parte I)
Edgar, delle insidie dei "nasoni" dò un breve accenno nella seconda parte: viewtopic.php?f=9&t=44172
Secondo me sta all'esperienza del fotografo e alla conoscenza del "suo" 28 sapere quanto avvicinarsi o quanto stare indietro...
Conosco la tua idiosincrasia per il 28, più volte dichiarata come hai ricordato (quasi ti aspettavo "al varco..."). Sapere che ti sei preso la briga di leggere quello che ho scritto su questa focale, quasi mi lusinga
Dici che non è nè carne nè pesce ma è esattamente ciò che penso io del 35: un'indecisa via di mezzo fra un 50 e un 28... ma naturalmente ognuno ha i propri punti fermi, che quasi certamente derivano dall'esperienza personale, diversa per ognuno di noi. Come ho detto all'inizio, di "ventottisti" ce ne sono pochi e probabilmente hanno imboccato strade secondarie in partenza. Accennerò alla mia esperienza nella terza ed ultima parte.
Sergio, come ho scritto sopra, sfocare col diaframma in un 28 è duretta. Da poco Leica ha fatto l'F/1.4, un'acrobazia tecnica che secondo me, oltre ad essere grosso e pesante, si sfrutta pienamente in poche occasioni. Intanto però complimenti per il tuo. E mi meraviglio: tu con un asferico! Che tempi...
Secondo me sta all'esperienza del fotografo e alla conoscenza del "suo" 28 sapere quanto avvicinarsi o quanto stare indietro...
Conosco la tua idiosincrasia per il 28, più volte dichiarata come hai ricordato (quasi ti aspettavo "al varco..."). Sapere che ti sei preso la briga di leggere quello che ho scritto su questa focale, quasi mi lusinga
Dici che non è nè carne nè pesce ma è esattamente ciò che penso io del 35: un'indecisa via di mezzo fra un 50 e un 28... ma naturalmente ognuno ha i propri punti fermi, che quasi certamente derivano dall'esperienza personale, diversa per ognuno di noi. Come ho detto all'inizio, di "ventottisti" ce ne sono pochi e probabilmente hanno imboccato strade secondarie in partenza. Accennerò alla mia esperienza nella terza ed ultima parte.
Sergio, come ho scritto sopra, sfocare col diaframma in un 28 è duretta. Da poco Leica ha fatto l'F/1.4, un'acrobazia tecnica che secondo me, oltre ad essere grosso e pesante, si sfrutta pienamente in poche occasioni. Intanto però complimenti per il tuo. E mi meraviglio: tu con un asferico! Che tempi...
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Luca Alessandro Remotti
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Re: Il 28 millimetri e la sua personalità (parte I)
Il mio primo 28mm è stato il Nikkor 2.8 AIS con CRC che ho molto, molto amato, e su questo mi trovo perfettamente d'accordo con Michele. Non sopportavo invece, chissà perché, il 35mm.
Il 28mm è stato anche il mio primo obiettivo Leica.
E' vero quello che scrivi, Michele, nel 28mm "ci sta un sacco di roba in più", anche se è comunque meno critico il rapporto tra ciò che sta in primo piano e ciò che sta sullo sfondo. Il 28mm mi obbliga a considerare con attenzione soprattutto l'ampiezza del fotogramma, cioè quanto entra nell'inquadratura nell'estensione orizzontale e verticale, mentre è molto meno critica la terza dimensione, non sono obbligato più di tanto a "riempire il primo piano", come invece avviene con i grandangoli più spinti.
Quindi hai ragione quando dici che è necessario porre una maggiore attenzione alla composizione rispetto ad un 35mm. Ho scoperto che è bene considerare "un passo avanti" inquadrando con il 28.
Edgar ribadisce che il 28 non è né carne ne pesce, e questo va bene, e che usandolo occorre considerare un certo grado di deformazione dei soggetti, se ripresi da breve distanza. Ma credo che entri in gioco il modo d'uso e le proprie preferenze. E poi il 21mm accentua molto di più i testoni ed i nasoni.
Uno dei vantaggi del 28 è che, citando ancora Michele, "ci sta un sacco di roba" ma non richiede un mirino esterno, come il 21, essendo ben gestibile con il mirino da 0.72 o 0.68 ingrandimenti.
Nel complesso considero il 28 un buon obiettivo polivalente, che ben si gestisce da solo o in coppia con il 50, molto utile per riprese di persone a figura intera o quasi, o per fotografie in ambito urbano nelle quali inserire costruzioni. Certo, soffre di più dell'effetto delle linee convergenti degli edifici ripresi dal basso.
Il 35 è più adatto ai ritratti ambientati, lo uso volentieri come obiettivo unico o in combinazione con il 21mm.
Nella scelta delle lunghezze focali ho rovesciato l'approccio. Non scelgo più la lunghezza focale a posteriori in base a quello che vedo ma parto con una idea di quello che progetto di riprendere e del contesto e decido subito la lunghezza focale che mi sembra più adatta.
Il 28mm è stato anche il mio primo obiettivo Leica.
E' vero quello che scrivi, Michele, nel 28mm "ci sta un sacco di roba in più", anche se è comunque meno critico il rapporto tra ciò che sta in primo piano e ciò che sta sullo sfondo. Il 28mm mi obbliga a considerare con attenzione soprattutto l'ampiezza del fotogramma, cioè quanto entra nell'inquadratura nell'estensione orizzontale e verticale, mentre è molto meno critica la terza dimensione, non sono obbligato più di tanto a "riempire il primo piano", come invece avviene con i grandangoli più spinti.
Quindi hai ragione quando dici che è necessario porre una maggiore attenzione alla composizione rispetto ad un 35mm. Ho scoperto che è bene considerare "un passo avanti" inquadrando con il 28.
Edgar ribadisce che il 28 non è né carne ne pesce, e questo va bene, e che usandolo occorre considerare un certo grado di deformazione dei soggetti, se ripresi da breve distanza. Ma credo che entri in gioco il modo d'uso e le proprie preferenze. E poi il 21mm accentua molto di più i testoni ed i nasoni.
Uno dei vantaggi del 28 è che, citando ancora Michele, "ci sta un sacco di roba" ma non richiede un mirino esterno, come il 21, essendo ben gestibile con il mirino da 0.72 o 0.68 ingrandimenti.
Nel complesso considero il 28 un buon obiettivo polivalente, che ben si gestisce da solo o in coppia con il 50, molto utile per riprese di persone a figura intera o quasi, o per fotografie in ambito urbano nelle quali inserire costruzioni. Certo, soffre di più dell'effetto delle linee convergenti degli edifici ripresi dal basso.
Il 35 è più adatto ai ritratti ambientati, lo uso volentieri come obiettivo unico o in combinazione con il 21mm.
Nella scelta delle lunghezze focali ho rovesciato l'approccio. Non scelgo più la lunghezza focale a posteriori in base a quello che vedo ma parto con una idea di quello che progetto di riprendere e del contesto e decido subito la lunghezza focale che mi sembra più adatta.
- Michele Azzali
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Re: Il 28 millimetri e la sua personalità (parte I)
Comodità non indifferente.Luca Alessandro Remotti ha scritto:...non richiede un mirino esterno, come il 21, essendo ben gestibile con il mirino da 0.72 o 0.68 ingrandimenti.
Anch'io ogni tanto monto un'ottica ed esco solo con quella, cercando solo "foto da 28" o "da 50".Luca Alessandro Remotti ha scritto:Nella scelta delle lunghezze focali ho rovesciato l'approccio. Non scelgo più la lunghezza focale a posteriori in base a quello che vedo ma parto con una idea di quello che progetto di riprendere.
Anche "da 35", per carità... vorrei imparare a usare anche quello un po' meglio
- Sergio Frascolla
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Re: Il 28 millimetri e la sua personalità (parte I)
Caro Michele, non avevo scelta.... avendo avuto un ottimo distagon 28 2,8 sapevo già che per la focale ci vuole .... più luce.
Il CV è si asferico, ma a piena apertura .... non troppo
Vale la pena ricordare che sono M8ista.....
E che il mio amatissimo SA non distorce per niente.... e lo sa.
Un 28 mediamente morbido a t.a. e poi rasoio nel mio onusto parco ottiche ci sta a pennello, a mio sentire: Ultron, Wetzlar e tele Elmar per la massima definizione;
Lux, Summarit ed Elmarit per sognare.
Buona notte e sogni Luxuosi !!

Il CV è si asferico, ma a piena apertura .... non troppo
Vale la pena ricordare che sono M8ista.....
E che il mio amatissimo SA non distorce per niente.... e lo sa.
Un 28 mediamente morbido a t.a. e poi rasoio nel mio onusto parco ottiche ci sta a pennello, a mio sentire: Ultron, Wetzlar e tele Elmar per la massima definizione;
Lux, Summarit ed Elmarit per sognare.
Buona notte e sogni Luxuosi !!
Sergio Frascolla.
Louis, credo che questo sia l'inizio di una bella amicizia
Wetzlar 2011, io c'ero !
Louis, credo che questo sia l'inizio di una bella amicizia
Wetzlar 2011, io c'ero !
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Luca Alessandro Remotti
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Re: Il 28 millimetri e la sua personalità (parte I)
Piccola chiosa sul titolo.
Di solito la personalità sta dietro il mirino.
Di solito la personalità sta dietro il mirino.
