Il 28 millimetri e la sua personalità (parte II)
Moderatore: Ferruccio Lobba
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Il 28 millimetri e la sua personalità (parte II)
...segue parte I.
Il 28 dunque obbliga ad avvicinarsi. Le cose appaiono più lontane rispetto al classico 50 o al 35 mm. Perciò se si vuole riempire il fotogramma col soggetto bisogna stargli davvero vicino.
E proprio questo è l’aspetto più affascinante, a mio parere, di questa focale. Implica un’interazione coi soggetti umani, una preparazione, un sapersi proporre da parte del fotografo, spesso una conversazione preventiva, una conoscenza anche molto superficiale ma necessaria. Col 28 bisogna metterci il cuore.
Ma avvicinarsi al soggetto vuol dire anche allungare la prospettiva, aggiungere molta profondità, tridimensionalità, dare enfasi alla distanza degli oggetti in senso longitudinale, apprezzare maggiormente i “piani” dell’inquadratura, che appare più piacevole alla vista.
Credo che proprio questo, e cioè la difficoltà ad approcciarsi al soggetto (che conduce inevitabilmente a foto poco significative) sia alla base delle delusioni di molti principianti e della scelta di “rifugiarsi” in focali più lunghe. Spesso quindi la difficoltà non è tecnica ma psicologica. Una volta superate certe remore però, i risultati danno soddisfazione come pochi altri.
Una precisazione: parlando di prospettiva in fotografia si dà abitualmente per inteso che il variare della lunghezza focale cambi la distanza apparente fra gli oggetti di una scena, anche se sappiamo che questo non è vero. La prospettiva di una scena ripresa con un 50 mm, cioè il rapporto spaziale fra gli oggetti ripresi, la loro distanza nel senso della profondità, è la stessa di una scena ripresa con un grandangolo. Il fatto che il grandangolo rimpicciolisca gli oggetti distanti costringe ad avvicinarsi ad essi, ma solo questo cambierà la prospettiva!
Con le fotocamere di oggi, strabordanti di megapixel, è molto facile “provare per credere”: basta riprendere la stessa scena due volte, con un 28 e con un 50, senza spostarsi. Poi si stampano le due foto “croppate” in modo che i bordi del soggetto coincidano (naturalmente col 28 il ritaglio sarà molto maggiore). Non si noterà alcuna differenza di prospettiva.
Il 28 è la focale più “mutevole”, cioè quella che offre le maggiori possibilità di interpretazione. Ci si può immergere completamente nella scena, abbracciare il mondo, entrare a farne parte. Ma può diventare capriccioso, eccentrico, conferire letteralmente una nuova prospettiva a ciò che è banale, ridistribuire gli elementi della scena e mostrarli in modo insolito . Può avere caratteristiche surreali o espressioniste, può far sembrare gli edifici come inclinati ad angoli assurdi, una scalinata vista dall’alto può sembrare interminabile come una discesa agli inferi, l’asta di una bandiera diventare un pilastro del cielo. Può trasformare le persone in formiche soverchiate da titaniche architetture o distorcerle come gnomi. In ogni modo ci ricorderà sempre chi è, conferendo un’impronta caratterisitca in ogni foto che scatteremo.
Non bisogna tentare di addomesticarlo o avremo sempre la peggio, ma se daremo ascolto ai suoi suggerimenti e proveremo a vedere le cose dal suo punto di vista, potrà venir fuori qualcosa di buono. E potrà anche essere frustrante ma non sarà mai noioso!
La personalità del 28 si manifesta nel modo in cui condiziona la prospettiva. Si dice spesso che i grandangoli hanno una “prospettiva esagerata” e in un certo senso è vero. Il 28 tenta di includere nell’inquadratura quante più cose possibile, il che implica che gli oggetti più distanti risultano ancora più piccoli e si perdono in lontananza. Questo si traduce in inquadrature con linee convergenti e visuali molto aperte.
Tuttavia questa esagerazione non è lineare ma diminuisce all’aumentare della distanza. Gli oggetti vicini all’infinito (da qualche parte oltre i dieci metri…) sono meno distorte di quelle vicine. Queste ultime però verranno ingigantite. Se si tenta di ritrarre una persona da distanza ravvicinata beh, il risultato potrebbe non essere gradito, con quel nasone…
A causa dei molti aspetti della sua personalità il 28 si presta ad una varietà di applicazioni. Si possono cogliere buone foto in quasi tutte le situazioni anche se spesso non sono quelle che ci si aspetta. A volte le migliori e le più significative si manifestano inaspettatamente. Tuttavia, parlando del 28, alcune applicazioni sono comunemente accettate come classiche:
- paesaggio: le forme sono naturali ed organiche, in tal modo è più difficile accorgersi di un po’ di distorsione nei modelli meno corretti e di una prospettiva esagerata. L’uso è più tranquillo e meditato. Può fornire la visione d’insieme di un bosco ad esempio, mentre una focale più lunga si deve limitare a pochi alberi. Usando il 28 nel paesaggio occorre prestare attenzione a dove si posiziona la linea dell’orizzonte: decisamente in alto per far risaltare gli oggetti al suolo o il disegno di una piazza, o decisamente in basso per dare enfasi, ad esempio, alle nuvole. Dato che uno dei punti di forza di questa focale è quello di rappresentare la tridimensionalità, daranno ottimi risultati le inquadrature che contengono “linee guida” oppure oggetti disposti su piani a distanze diverse;
- architettura: è il secondo classico campo di applicazione del 28. Qui però è già più infido, specialmente nelle riprese dal basso: gli edifici sembrano esageratamente grandi, gli spigoli sembrano più acuti e le facciate smisuratamente alte. Le persone diventano dei nani sovrastati dalle costruzioni. Il 28 adora l’architettura, ma la vede a modo suo. Se cercate una resa naturale, lasciate perdere. A poco servono le invenzioni per addomesticarlo: obiettivi decentrabili, correzioni con photoshop, ricerca di punti di ripresa elevati, magari arrampicandosi acrobaticamente su impalcature: tutti artifici che conducono a risultati ancor meno naturali dell’eccentrica ma schietta visione del 28. Motivo per cui, se volete raffigurare gli edifici come li vedete voi, usate un 50 e montate insieme i fotogrammi. Ma se volete una resa differente, particolare, col 28 andrete a nozze;
- interni: spesso sono ristretti, ed ecco che il 28 viene buono di nuovo. Anche se non può riprendere l’intero locale come ad esempio un 21 mm, può dare risalto alle persone o ad un dettaglio nel suo contesto. A meno di avere oggetti in primissimo piano, la resa prospettica è ancora naturale e ideale per contestualizzare personaggi e situazioni.
In ambienti più grandi può inquadrare parti più ampie dello sfondo, permettendo un migliore coinvolgimento dell’osservatore e facendolo sentire perte della scena, esaltando la tridimensionalità.
Continua... viewtopic.php?f=11&t=44182
Il 28 dunque obbliga ad avvicinarsi. Le cose appaiono più lontane rispetto al classico 50 o al 35 mm. Perciò se si vuole riempire il fotogramma col soggetto bisogna stargli davvero vicino.
E proprio questo è l’aspetto più affascinante, a mio parere, di questa focale. Implica un’interazione coi soggetti umani, una preparazione, un sapersi proporre da parte del fotografo, spesso una conversazione preventiva, una conoscenza anche molto superficiale ma necessaria. Col 28 bisogna metterci il cuore.
Ma avvicinarsi al soggetto vuol dire anche allungare la prospettiva, aggiungere molta profondità, tridimensionalità, dare enfasi alla distanza degli oggetti in senso longitudinale, apprezzare maggiormente i “piani” dell’inquadratura, che appare più piacevole alla vista.
Credo che proprio questo, e cioè la difficoltà ad approcciarsi al soggetto (che conduce inevitabilmente a foto poco significative) sia alla base delle delusioni di molti principianti e della scelta di “rifugiarsi” in focali più lunghe. Spesso quindi la difficoltà non è tecnica ma psicologica. Una volta superate certe remore però, i risultati danno soddisfazione come pochi altri.
Una precisazione: parlando di prospettiva in fotografia si dà abitualmente per inteso che il variare della lunghezza focale cambi la distanza apparente fra gli oggetti di una scena, anche se sappiamo che questo non è vero. La prospettiva di una scena ripresa con un 50 mm, cioè il rapporto spaziale fra gli oggetti ripresi, la loro distanza nel senso della profondità, è la stessa di una scena ripresa con un grandangolo. Il fatto che il grandangolo rimpicciolisca gli oggetti distanti costringe ad avvicinarsi ad essi, ma solo questo cambierà la prospettiva!
Con le fotocamere di oggi, strabordanti di megapixel, è molto facile “provare per credere”: basta riprendere la stessa scena due volte, con un 28 e con un 50, senza spostarsi. Poi si stampano le due foto “croppate” in modo che i bordi del soggetto coincidano (naturalmente col 28 il ritaglio sarà molto maggiore). Non si noterà alcuna differenza di prospettiva.
Il 28 è la focale più “mutevole”, cioè quella che offre le maggiori possibilità di interpretazione. Ci si può immergere completamente nella scena, abbracciare il mondo, entrare a farne parte. Ma può diventare capriccioso, eccentrico, conferire letteralmente una nuova prospettiva a ciò che è banale, ridistribuire gli elementi della scena e mostrarli in modo insolito . Può avere caratteristiche surreali o espressioniste, può far sembrare gli edifici come inclinati ad angoli assurdi, una scalinata vista dall’alto può sembrare interminabile come una discesa agli inferi, l’asta di una bandiera diventare un pilastro del cielo. Può trasformare le persone in formiche soverchiate da titaniche architetture o distorcerle come gnomi. In ogni modo ci ricorderà sempre chi è, conferendo un’impronta caratterisitca in ogni foto che scatteremo.
Non bisogna tentare di addomesticarlo o avremo sempre la peggio, ma se daremo ascolto ai suoi suggerimenti e proveremo a vedere le cose dal suo punto di vista, potrà venir fuori qualcosa di buono. E potrà anche essere frustrante ma non sarà mai noioso!
La personalità del 28 si manifesta nel modo in cui condiziona la prospettiva. Si dice spesso che i grandangoli hanno una “prospettiva esagerata” e in un certo senso è vero. Il 28 tenta di includere nell’inquadratura quante più cose possibile, il che implica che gli oggetti più distanti risultano ancora più piccoli e si perdono in lontananza. Questo si traduce in inquadrature con linee convergenti e visuali molto aperte.
Tuttavia questa esagerazione non è lineare ma diminuisce all’aumentare della distanza. Gli oggetti vicini all’infinito (da qualche parte oltre i dieci metri…) sono meno distorte di quelle vicine. Queste ultime però verranno ingigantite. Se si tenta di ritrarre una persona da distanza ravvicinata beh, il risultato potrebbe non essere gradito, con quel nasone…
A causa dei molti aspetti della sua personalità il 28 si presta ad una varietà di applicazioni. Si possono cogliere buone foto in quasi tutte le situazioni anche se spesso non sono quelle che ci si aspetta. A volte le migliori e le più significative si manifestano inaspettatamente. Tuttavia, parlando del 28, alcune applicazioni sono comunemente accettate come classiche:
- paesaggio: le forme sono naturali ed organiche, in tal modo è più difficile accorgersi di un po’ di distorsione nei modelli meno corretti e di una prospettiva esagerata. L’uso è più tranquillo e meditato. Può fornire la visione d’insieme di un bosco ad esempio, mentre una focale più lunga si deve limitare a pochi alberi. Usando il 28 nel paesaggio occorre prestare attenzione a dove si posiziona la linea dell’orizzonte: decisamente in alto per far risaltare gli oggetti al suolo o il disegno di una piazza, o decisamente in basso per dare enfasi, ad esempio, alle nuvole. Dato che uno dei punti di forza di questa focale è quello di rappresentare la tridimensionalità, daranno ottimi risultati le inquadrature che contengono “linee guida” oppure oggetti disposti su piani a distanze diverse;
- architettura: è il secondo classico campo di applicazione del 28. Qui però è già più infido, specialmente nelle riprese dal basso: gli edifici sembrano esageratamente grandi, gli spigoli sembrano più acuti e le facciate smisuratamente alte. Le persone diventano dei nani sovrastati dalle costruzioni. Il 28 adora l’architettura, ma la vede a modo suo. Se cercate una resa naturale, lasciate perdere. A poco servono le invenzioni per addomesticarlo: obiettivi decentrabili, correzioni con photoshop, ricerca di punti di ripresa elevati, magari arrampicandosi acrobaticamente su impalcature: tutti artifici che conducono a risultati ancor meno naturali dell’eccentrica ma schietta visione del 28. Motivo per cui, se volete raffigurare gli edifici come li vedete voi, usate un 50 e montate insieme i fotogrammi. Ma se volete una resa differente, particolare, col 28 andrete a nozze;
- interni: spesso sono ristretti, ed ecco che il 28 viene buono di nuovo. Anche se non può riprendere l’intero locale come ad esempio un 21 mm, può dare risalto alle persone o ad un dettaglio nel suo contesto. A meno di avere oggetti in primissimo piano, la resa prospettica è ancora naturale e ideale per contestualizzare personaggi e situazioni.
In ambienti più grandi può inquadrare parti più ampie dello sfondo, permettendo un migliore coinvolgimento dell’osservatore e facendolo sentire perte della scena, esaltando la tridimensionalità.
Continua... viewtopic.php?f=11&t=44182
Re: Il 28 millimetri e la sua personalità (parte II)
Molto interessante.
Grazie per le tue parole ben spese e intriganti verso questa prospettiva,che non è per tutti
Grazie per le tue parole ben spese e intriganti verso questa prospettiva,che non è per tutti
Alessandro
- Massimiliano Liti
- Moderatore
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- Iscritto il: mar feb 05, 2008 12:09 pm
- Località: Firenze
Re: Il 28 millimetri e la sua personalità (parte II)
Michele la tua disquisizione sul 28 è davvero molto interessante!!
È stato molto piacevole leggere e riscoprire particolari che spesso per la medesima idiosincrasia che ho pure io come Edgar tendo a rimuovere....ciononostante continueranno gli sfottò sul 28 lo sai vero??
Lunga vita al 35

È stato molto piacevole leggere e riscoprire particolari che spesso per la medesima idiosincrasia che ho pure io come Edgar tendo a rimuovere....ciononostante continueranno gli sfottò sul 28 lo sai vero??
Lunga vita al 35
Massimiliano Liti (già HAWK)
Quant'è bella giovinezza
Che si fugge tuttavia
Chi vuol essere lieto sia
Del doman non v'è certezza
Quant'è bella giovinezza
Che si fugge tuttavia
Chi vuol essere lieto sia
Del doman non v'è certezza
Re: Il 28 millimetri e la sua personalità (parte II)
Grazie Michele, con la tua "difesa d'ufficio" del 28 mm stai fornendo spunti di riflessione e idee veramente interessanti.
Saluti Sergio
- valerio.falzetti
- Messaggi: 4760
- Iscritto il: lun ott 18, 2010 9:25 am
- Località: Fabriano
Re: Il 28 millimetri e la sua personalità (parte II)
Michele, mi stai appassionando al 28!
Condivido molte delle tue parole, poi ti ho visto in azione con il 28 ed ho ancora meglio compreso quello che cerchi da questa focale in termini di ripresa.
Ad oggi non ho un 28, ma uso con particolare passione la focale 21, il SEM è molto corretto per gli scatti d'architettura, ma anche ottimo per paesaggio, chiaramente non lo uso per riprendere persone se non gruppi o cmq molto contestualizzato.
Aspetto la parte III.
Vale
Condivido molte delle tue parole, poi ti ho visto in azione con il 28 ed ho ancora meglio compreso quello che cerchi da questa focale in termini di ripresa.
Ad oggi non ho un 28, ma uso con particolare passione la focale 21, il SEM è molto corretto per gli scatti d'architettura, ma anche ottimo per paesaggio, chiaramente non lo uso per riprendere persone se non gruppi o cmq molto contestualizzato.
Aspetto la parte III.
Vale
Ho sempre pensato che la fotografia sia come una barzelletta: se la devi spiegare non è venuta bene.
Ansel Adams
Ansel Adams
- Andrea Podesta'
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- Iscritto il: mer giu 13, 2007 9:07 pm
- Località: Genova
Re: Il 28 millimetri e la sua personalità (parte II)
... personalmente condivido la passione di Michele per il 28 e concordo con tutte le Sue "ridondanti appassionate considerazioni" (talmente appassionate da prevedere un intervallo per riprendere fiato .....
)
Un saluto
Andrea
... prima il contenuto, poi la qualità; oppure, prima, la qualità del contenuto .....
A.P.©
Andrea
... prima il contenuto, poi la qualità; oppure, prima, la qualità del contenuto .....
A.P.©
- Danilo Belloni
- Messaggi: 2265
- Iscritto il: sab apr 28, 2007 11:24 am
- Località: Nel mezzo del cammin tra Lecco e Bergamo...
Re: Il 28 millimetri e la sua personalità (parte II)
Molto ma molto interessante la tua disamina su questa focale che, come ti avevo anche scritto qui viewtopic.php?f=3&t=41706&p=384281&hili ... vi#p384281 , me lo ha fatto positivamente riconsiderare a sfavore del 35. Se esco con due ottiche il 28 è l'ottica montata come primaria poi in casi particolari metto il 50. Come te ho il penultimo Cron e, pur essendo un Asph, mi piace parecchio soprattutto in stampa.
Come gli altri amici attendo la parte terza
Come gli altri amici attendo la parte terza
Ciao
Danilo*
Danilo*
- Carlo Riggi
- Messaggi: 3544
- Iscritto il: lun ott 26, 2015 3:34 pm
Re: Il 28 millimetri e la sua personalità (parte II)
Grazie Michele, sto leggendo molto volentieri la tua disquisizione tecnico/affettiva su questa focale che io non ho mai amato particolarmente, ma a cui da qualche anno mi sono avvicinato riscoprendovi affinità che non sospettavo.Michele Azzali ha scritto: Il 28 è la focale più “mutevole”, cioè quella che offre le maggiori possibilità di interpretazione.
Non concordo proprio su tutto (la frase che ho quotato, per esempio, che trovo particolarmente arbitraria - ma tu lo hai dato in premessa che si trattava di tue impressioni d'uso), ma sulla gran parte mi ritrovo. Anch'io in attesa della terza parte.
Ciao
Carlo
Carlo
- Emilio Vendramin
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- Iscritto il: mar ago 28, 2007 6:53 pm
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Re: Il 28 millimetri e la sua personalità (parte II)
Una discussione di grande spessore.
Molto interessante.
Non dico nulla per ora del 28.
Ma un grazie a Michele ... quello si.
E quando sarò più libero da "impegni familiari" leggerò i due interventi con l'attenzione che meritano e non con la poca che adesso potrei dare.
Se poi ne arrivasse un terzo credo che riuniti in un unico corpo non sfigurerebbero nel nostro Archivio Tecnico.
Molto interessante.
Non dico nulla per ora del 28.
Ma un grazie a Michele ... quello si.
E quando sarò più libero da "impegni familiari" leggerò i due interventi con l'attenzione che meritano e non con la poca che adesso potrei dare.
Se poi ne arrivasse un terzo credo che riuniti in un unico corpo non sfigurerebbero nel nostro Archivio Tecnico.
Copyrighr is for losers … CIAO.
http://emilio-vendramin-fotografie.weebly.com/
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- Elia Freddi
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Re: Il 28 millimetri e la sua personalità (parte II)
Ti ringrazio anche io, Michele, per questi due bei pezzi sul 28mm.
Avevo un 28mm nel corredo Contax, il classico Distagon F:2.8. Ero letteralmente innamorato di questa lente per la resa superlativa (poca distorsione, colori saturi, nitidezza da vendere) e per quanto mi faceva divertire giocando con le prospettive. Concordo anche io sulo fatto che si tratta di una lunghezza focale non facile da usare, va gestita con un certo rispetto per non cadere nei suoi tranelli (i nasoni...) ma puo' dare grandi siddisfazioni per la capacita' di immersione nell'ambiente e di separazione dei piani.
Nel corredo leica M che possiedo ho il 35mm, ma e' decisamente diverso, e' come un 50 allargato, non un vero grandangolo.
Ciao
Avevo un 28mm nel corredo Contax, il classico Distagon F:2.8. Ero letteralmente innamorato di questa lente per la resa superlativa (poca distorsione, colori saturi, nitidezza da vendere) e per quanto mi faceva divertire giocando con le prospettive. Concordo anche io sulo fatto che si tratta di una lunghezza focale non facile da usare, va gestita con un certo rispetto per non cadere nei suoi tranelli (i nasoni...) ma puo' dare grandi siddisfazioni per la capacita' di immersione nell'ambiente e di separazione dei piani.
Nel corredo leica M che possiedo ho il 35mm, ma e' decisamente diverso, e' come un 50 allargato, non un vero grandangolo.
Ciao
Elia
Solms 2011: ich war dabei.
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Re: Il 28 millimetri e la sua personalità (parte II)
Mi unisco al piccolo gruppo degli estimatori del 28mm, focale che uso con maggiore frequenza.
Condivido con tutto quanto detto e anche io aspetto la parte III.
Ciao
Condivido con tutto quanto detto e anche io aspetto la parte III.
Ciao
Ciao. Mario
- Michele Azzali
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Re: Il 28 millimetri e la sua personalità (parte II)
Non mi aspetto niente di meno...Massimiliano Liti ha scritto:...ciononostante continueranno gli sfottò sul 28 lo sai vero??![]()
Proprio così Carlo. Non ho l'intenzione di pontificare, ci mancherebbe. Come dirò alla fine della terza parte, scrivendo certi tipi di interventi si dà per scontato che molti la vedano diversamente. Felice che tu lo abbia notato. Ti ringrazio per la pazienza dimostrata nell'aver letto tutto, come ringrazio gli altri intervenuti.Carlo Riggi ha scritto:Non concordo proprio su tutto (la frase che ho quotato, per esempio, che trovo particolarmente arbitraria - ma tu lo hai dato in premessa che si trattava di tue impressioni d'uso)
Per chi non è stufo qui c'è la terza parte: viewtopic.php?f=9&t=44182
- Paolo Aufieri
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Re: Il 28 millimetri e la sua personalità (parte II)
Ho il 28mm Elmarit IV serie...stupendo!! Io lo uso con molta soddisfazione sulle M, spesso anch'io mi sono trovato "stretto" con il 35..mi mancava aria e il 28 era la scelta perfetta!!
Unica cosa : con il 28 "devi" far parte della fotografia che stai scattando, ci devi entrare dentro e non dalla porta di servizio ma da quella principale!
Unica cosa : con il 28 "devi" far parte della fotografia che stai scattando, ci devi entrare dentro e non dalla porta di servizio ma da quella principale!
Ciao
Paolo Aufieri
Paolo Aufieri
Re: Il 28 millimetri e la sua personalità (parte II)
ho il 35mm, ma e' decisamente diverso, e' come un 50 allargato, non un vero grandangolo.
Aaaarrggh!!! Eresia! Abominio! Anatema..!!!
- Carlo Riggi
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- Iscritto il: lun ott 26, 2015 3:34 pm
Re: Il 28 millimetri e la sua personalità (parte II)
Penitenziagite!maxberek ha scritto:ho il 35mm, ma e' decisamente diverso, e' come un 50 allargato, non un vero grandangolo.![]()
Aaaarrggh!!! Eresia! Abominio! Anatema..!!!
Ciao
Carlo
